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PISA AMARA



...per meridionali e immigrati

I risultati dell'indagine Pisa sono sconfortanti per l'Italia. E i punteggi sono significativamente inferiori alla media italiana sia per gli studenti meridionali che per quelli figli di immigrati. Proprio le due componenti destinate a pesare di più nella composizione della popolazione scolastica del prossimo futuro. In prospettiva, dunque, la situazione peggiorerà ancora. Intervenire è necessario. Ma ogni euro investito per migliorare l'offerta scolastica darà potenzialmente maggiori ritorni se indirizzato al Mezzogiorno o agli immigrati.

Poco tempo fa sono stati diffusi i risultati del test Pisa effettuato nel 2006. L’esito è preoccupante perché conferma la posizione di coda dell’Italia rispetto sia ai paesi Ocse sia alla media europea.

Per fare un solo esempio, nei test di lettura il punteggio medio degli studenti italiani è calato da 487 a 469 rispetto alla rilevazione precedente, contro una media Ocse scesa, nello stesso periodo, da 500 a 492. E la nostra posizione sarebbe probabilmente peggiorata ancora se, come in altri paesi, fossero stati considerati anche i corsi professionali gestiti dalle regioni, che invece sono stati esclusi, producendo così una sovrastima della media campionaria delle performance.

La scuola e la demografia

Il problema è generalizzato. Tuttavia, vale la pena di notare che in Italia agiscono due componenti demografiche che in prospettiva, a parità di altre condizioni, potrebbero far ulteriormente calare i risultati.

In particolare, le due componenti più dinamiche all’interno della popolazione scolastica italiana sono gli alunni meridionali e quelli immigrati o figli di immigrati. Ciò dipende dal fatto che il tasso di fertilità femminile è stato, ed è tuttora, più basso nel Centro-Nord (1,20) che nel Mezzogiorno (1,33) e che la fertilità è ancora maggiore tra le donne immigrate (2,60). È perciò possibile predire già oggi che il peso di queste due categorie all’interno della popolazione di studenti quindicenni che sosterranno il test Pisa nelle prossime tornate tenderà a salire. Perché ci si deve preoccupare di questo? Perché i punteggi Pisa sono significativamente inferiori alla media sia per gli studenti meridionali che per quelli figli di immigrati.

Ad esempio, per la literacy scientifica, gli score Pisa sono pari a 448 per gli studenti meridionali contro i 520 e 501 rispettivamente del Nord-Est e del Nord-Ovest, con un gap che quindi varia tra 72 e 53.

Per la prima volta, è inoltre possibile studiare le differenze tra le regioni meridionali. Pur in presenza di risultati diversi per diverse tipologie di test, un dato emerge con chiarezza: la variabilità media tra le regioni meridionali è più bassa della variabilità tra le regioni del Nord. Dunque, i bassi risultati delle scuole meridionali sono un fenomeno generalizzato.

Scostamenti ancora più significativi si registrano tra i punteggi medi degli studenti immigrati e le performance medie regionali: si passa da un gap di 111 punti della Liguria a un minimo di 67 punti per il Piemonte. È da notare che lo scostamento dei risultati degli immigrati rispetto alla media nazionale è in Italia più pronunciato che in altri Paesi europei, come Spagna, Inghilterra, Belgio.

Per l’andamento scolastico insoddisfacente degli studenti del Mezzogiorno sono state proposte in passato spiegazioni legate a un insieme di fattori economici, ambientali e familiari.

Gli score più bassi degli studenti figli di immigrati possono essere spiegati in due modi. Da un lato, il fatto che l’Italia riceva la quasi totalità di immigrati in forma illegale – e li regolarizzi poi con le sanatorie – contribuisce ad attrarre persone con livelli di istruzione inferiori rispetto a quanto accade negli altri principali paesi dell’Unione Europea.

L’eredità familiare è una delle principali determinanti degli apprendimenti di uno studente, e ciò quindi spiega in parte i bassi punteggi. Dall’altro lato, la scuola italiana sconta ritardi patologici nell’adattare l’offerta formativa alle esigenze del tutto particolari di comunità immigrate che si debbono integrare, ma la cui istruzione difficilmente può prescindere da una comprensione delle culture d’origine.

Alla luce di tutto ciò, è lecito aspettarsi in prospettiva un peggioramento delle performance medie degli studenti italiani. Sulla base di ipotesi prudenti, si può stimare che la percentuale di studenti di 15 anni meridionali e immigrati sul totale Italia salirà dal 45,6 per cento del 2006 al 51,4 per cento del 2016.

Ebbene, se nel frattempo le performance rimanessero costanti sul livello del 2006, per l’effetto meccanico della ricomposizione della popolazione studentesca a vantaggio di meridionali e immigrati, nel 2016 il valore medio del test Pisa scenderebbe di almeno 10 punti.

Investire nell'educazione del sud

È quindi necessario riflettere su come migliorare i risultati scolastici non tanto in termini generali quanto specificamente per queste due componenti, più dinamiche e, al tempo stesso, più sofferenti. Tanto più che senza decisive inversioni di rotta nelle politiche scolastiche, l’andamento demografico differenziato tra aree del paese comporterà una riduzione della spesa pro-capite in istruzione nelle regioni meridionali, peggiorando ulteriormente le probabilità di successo degli studenti di quelle aree.

Dunque, per spendere meglio, si dovrebbe considerare come ogni euro investito per migliorare l’offerta scolastica darà potenzialmente maggiori ritorni se indirizzato al Mezzogiorno o agli immigrati.

Il provvedimento del ministro Fioroni per il recupero degli apprendimenti in matematica e lingua italiana va nella giusta direzione.

Ma appare insufficiente: lo stanziamento di 5 milioni di euro consentirà di dare supporto a meno del 10 per cento della popolazione studentesca. Se fossero focalizzati sugli studenti meridionali e immigrati, i 5 milioni di euro consentirebbero di raggiungerne quasi il 20 per cento.

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—— Giovanni Ferri, Vito Peragine—www.lavoce.info